Il Respiro e le Emozioni nella Bioenergetica


Il RESPIRO E LE EMOZIONI NELLA BIOENERGETICA


Se osserviamo gli organismi viventi ci rendiamo conto che in essi l’energia biologica si sviluppa e si manifesta attraverso dei processi alternati di carica e scarica, assimilazione ed eliminazione, contrazione ed espansione, tensione e distensione: la cellula, il torace, il cuore, gli organi digestivi, ogni parte dell’organismo che esprime una sana vitalità segue spontaneamente quel ritmo pulsante alternato muovendosi tra le due polarità.

Nella tradizione esoterica si ritiene che l’organismo sano con l’atto respiratorio assimila aria ed energia sottile nella fase inspiratoria per poi cederle nella fase espiratoria.

Molte volte, tuttavia, accade che uno stato organico di contrazione cronica impedisce, limita, altera questo dinamismo fisiologico di accumulo e scarico.

Quando tale situazione giunge ad incidere sull’atto respiratorio si manifesta un blocco o una alterazione della ispirazione e/o della espirazione.

Nella nostra civiltà iperattiva ed ipertensiva per lo più si verifica un blocco della espirazione il quale va inteso come sintomo di un riflusso energetico più o meno parzialmente impedito e quindi di una inefficace decontrazione.

Un’energia bloccata nel corpo determina una varia e vasta gamma di manifestazioni sia somatiche che psichiche indicanti tutte un eccesso di carica di energia nervosa: da uno stato di eccitazione, tensione, suscettibilità, irritabilità, scontentezza, ansietà, nervosismo, sino alla comparsa di spasmi, crampi, paralisi etc.

Ciò accade quando è alterata l’unità del movimento armonico di pulsazione, una condizione che può riguardare le cellule, i tessuti muscolari, gli organi, l’intero corpo.

La stessa bioenergetica contemporanea, da Reich a Lowen a Pierrakos, in effetti ha dimostrato sperimentalmente che un blocco somatico è in realtà un sintomo.

Esso è espressione di una emozione trattenuta nell’organismo, cioè inibita.

In effetti sia il termine ‘espressione’ (dal latino ex-premere) che quello di ‘emozione’ (da ex-movere) indicano di per sé un atto di esteriorizzazione che nasce da un impulso interno.

Quando un’emozione viene espressa è un’energia che si libera

L’impossibilità di esprimere le emozioni impedisce quindi fisiologicamente la naturale circolazione energetica del corpo.

Un blocco energetico pertanto racchiude sempre in sé sia la psiche (emozione) che il corpo (espressione).

La tensione muscolare ed il blocco emozionale sono pertanto legati da un principio di identità funzionale, in altri termini sono due aspetti dello stesso fenomeno che nella dimensione ‘esterna’ (vale a dire corporea) si manifesta come tensione organica, nella sua dimensione interna (vale a dire psichica) si connota come un’ emozione trattenuta.

Analoga correlazione c’è tra reazione emotiva inibita ed insufficienza respiratoria.

Un’attività respiratoria carente per fluidità ed ampiezza altera il flusso delle sensazioni e delle emozioni nel corpo e –in un perfetto circolo vizioso- l’alterazione del flusso delle sensazioni e delle emozioni induce e consolida un’alterazione dell’atto respiratorio.

In una tale situazione lo spirito/respiro si sente ‘soffocato’, imprigionato, e può cadere in uno stato di sorda sofferenza.

Tutti gli studi condotti su tale ‘meccanismo’ sono concordi nel sostenere che esso inizia quasi sempre sin dall’infanzia per la necessità dell’individuo di controllare ed eliminare dallo spazio della propria coscienza tutte quelle emozioni e sensazioni che vengono percepite come ‘dolorose’ e/o ‘pericolose’. In particolare sono avvertite come ‘pericolose’ tutte quelle emozioni che, se svelate, cioè espresse, sono capaci di scatenare la reazione aggressiva del mondo esterno.

Nel conflitto esistenziale tra bisogno espressivo e paura dell’espressione si forma, attraverso un compromesso, il nostro io ‘sociale’, ma in tal modo l’io, più o meno gravemente, perde la libertà di essere se stesso, la sua spontaneità, la sua creatività, la sua sana naturalità, insomma la necessaria correlazione tra il suo mondo interno e quello esterno; per di più anche esteriormente si può percepire facilmente come, in tal caso, il corpo sia poco ’vitale’ e reattivo.

L’io dolorosamente si scinde, si dis-integra, e non si riconosce più nei suoi bisogni corporei ed emotivi, non è più una coscienza collegata e radicata nel corpo ma ha un corpo e delle pulsioni che deve compulsivamente controllare ed inibire e con cui deve quindi entrare in conflitto.

L’io scisso si sente solo un cogito, solo mente, s’identifica solo con ciò che è volontario e controllabile, si riduce ad una pura ed astratta consapevolezza.

Per questo tutte le tecniche bioenergetiche (che agiscono a partire dal corpo) e quelle più latamente psicologiche ( che intervengono prioritariamente sulla mente) devono tendere alla re-integrazione della coscienza e del corpo. L’io si risana, a tale livello, solo se ristabilisce un rapporto armonico tra il suo sentire ed il suo esprimersi, il suo agire, liberando le sue emozioni sepolte e rivivendo catarticamente il suo passato.



Questo meccanismo, secondo Reich, determina la comparsa di quella stabile struttura difensiva dell’io che noi chiamiamo ‘carattere’, una sorta di ‘armatura’ radicata nella nostra ‘memoria emotiva’, a sua volta legata all’apparato neuro-muscolare.

Nelle sue opere Alexander Lowen ha sempre sottolineato la necessità di attuare ‘esercizi espressivi’ per recuperare la capacità di esternare i propri sentimenti e recuperare così una sana vitalità: “La inibizione della espressione emozionale porta ad una perdita di sensibilità e la perdita di sensibilità è perdita di vitalità. I sentimenti sono la vita del corpo così come i pensieri sono la vita della mente. I bambini reprimono gran parte delle loro emozioni per adattarsi alle condizioni dell’ambiente familiare. Cominciano col trattenere le espressioni di paura, di rabbia, di tristezza e di gioia, perché pensano che i loro genitori non siano in grado di confrontarsi con questi sentimenti. Di conseguenza diventano o sottomessi o ribelli; né l’uno né l’altro di questi due atteggiamenti rappresenta una espressione genuina di sentimento: la ribellione è spesso la copertura del bisogno, mentre la sottomissione è spesso la negazione della rabbia e della paura. I sentimenti sorgono come impulsi o movimenti spontanei del centro vitale dell’individuo. Per reprimere un sentimento bisogna smorzare e limitare la vitalità e la motilità del corpo. Così, lo sforzo per reprimere un sentimento diminuisce necessariamente tutto il sentire…Lavorando sull’espressione del sentire nella terapia, e in corsi di esercizi, o a casa, si aiuta l’individuo a entrare in contatto con alcuni dei sentimenti repressi nella propria personalità.” (A. e L. Lowen, Espansione e integrazione del corpo in Bioenergetica. Manuale di esercizi pratici. Roma 1979, Astrolabio, p. 105).

In effetti in bioenergetica si guidano i partecipanti ai corsi a esprimere con tutto il corpo le proprie emozioni con modalità, a volte, di grande impatto (urla, pianti, singhiozzi, gemiti, menate di colpi con braccia o gambe, etc). Il risultato di tali esercizi è l’abreazione o catarsi, fenomeno ben conosciuto sin dall’antichità ed a volte addirittura ritualizzato come nei misteri bacchici; fenomeno che è anche alla base delle riflessioni che hanno condotto Freud alla elaborazione della teoria psicanalitica.

E’ questo il motivo per cui lo stesso Lowen consiglia per i casi più gravi di conflitto emotivo di attuare gli esercizi da lui indicati in un contesto di controllo terapeutico. (Nota: vedasi il cap. 9 del testo indicato. Il cap. 3 è in particolare dedicato alla respirazione).

La studiosa di bioenergetica Francesca Pruneri ha così sottolineato, ad esempio, la funzione del pianto nello scioglimento delle tensioni: “ La pratica di Lowen si basa sul principio della identità funzionale fra tensione muscolare e blocco emozionale e sulla correlazione tra emozione emotiva inibita e insufficienza respiratoria. Infatti egli sottolinea come una insufficiente fluidità ed ampiezza respiratoria si rifletta in un disturbo del flusso delle sensazioni attraverso il corpo e quindi in un indebolimento della risposta emozionale agli eventi della vita. Ad una respirazione frammentaria farà riscontro una risposta emozionale conflittuale ed ambivalente…Le tensioni muscolari croniche che soffocano ed imprigionano lo spirito si sviluppano nell’infanzia per la necessità di controllare l’espressione di emozioni intense, come paura, tristezza, rabbia. Questi controlli non sono però sempre efficaci e a volte i sentimenti vengono espressi a dispetto di ogni tentativo di controllo dell’individuo. Finché non è risolto il conflitto tra il bisogno di esprimere i sentimenti e la paura dell’espressione, la persona non è libera di essere se stessa. Sono i sentimenti a fare paura, considerati come minacciosi e pericolosi, ma se nell’infanzia ciò era connesso alle conseguenze che sarebbero seguite all’espressione, nell’adulto i tratta di paura irrazionale. Il sentimento verso cui si tende ad essere più timorosi è la tristezza, in quanto può essere molto profonda.

Un significativo cambiamento può quindi avvenire solo ‘arrendendosi al corpo’ e rivivendo emotivamente il passato. Il primo passo di tale processo è il pianto.

Piangere significa accettare la realtà del presente e del passato. Quando ci abbandoniamo al pianto percepiamo la nostra tristezza e ci rendiamo conto di quanto siamo stati feriti o danneggiati. Non basta però un solo pianto a trasformarci, infatti lo scopo della terapia non è indurre il paziente a piangere, ma aiutarlo a recuperare la capacità di farlo liberamente e con facilità. Piangere non trasformerà il mondo esterno, ma trasformerà il mondo interiore liberando tensione e dolore…La produzione di lacrime è un meccanismo che scarica la tensione dagli occhi e in parte anche dal corpo, dato che il sentimento della tristezza lo ammorbidisce. Infatti se gli occhi sono ghiacciati dalla paura o contratti per il dolore, il fluire delle lacrime è un processo di scioglimento e addolcimento, simile allo sciogliersi dei ghiacci in primavera.


La capacità di versare lacrime è alla base della capacità di provare compassione vedendo il disagio di un’altra creatura, mentre con i singhiozzi esprimiamo una sofferenza profondamente nostra. Inoltre se il dolore è intenso e apparentemente insanabile, il pianto può prendere la forma di un gemito, un suono più continuo ed acuto che esprime un dolore molto profondo, percepito nel cuore. Infine appartiene alla categoria del pianto anche il lamento, un suono basso con un elemento di rassegnazione per un dolore che dura a lungo.

Da ciò si capisce che la voce è il canale di espressione di moltissimi sentimenti, e quindi dell’espressione di sé. Ogni limitazione alla voce costituisce una limitazione all’autoespressione e rappresenta una diminuzione del senso di sé. Dato che tutti i pazienti che soffrono di qualche carenza di autostima si sentono quasi come se non avessero il diritto di parlare forte, è importante lavorare con la voce in una terapia che cerchi di rafforzare il sé.
Infatti chi sia stato inibito ad esprimersi emozionalmente attraverso il suono, ad esempio piangendo, urlando o parlando ad alta voce, dovrà tornare in possesso di queste sue capacità represse per poter essere pienamente se stesso. Solo liberando l’urlo, il pianto o la sonorità inibiti, infatti, il paziente potrà tornare in contatto con gli aspetti rimossi della propria personalità che teneva imprigionati in una respirazione insufficiente”.


L’opinione della tradizione esoterica collima quindi con le moderne ricerche bioenergetiche le quali tutte sostengono che quando reprimiamo qualche moto emotivo e l’esternazione del nostro intimo sentire, soffochiamo/blocchiamo/alteriamo inconsciamente anche quel respiro a cui i contenuti psichici sono connessi.

Ciò accade perché la forza vitale che detta in noi il moto respiratorio è la stessa che veicola ( o di cui sono composti? ) i nostri sentimenti e le nostre emozioni che vanno così interpretate come forme energetiche ‘sottili’.

La costrizione del respiro, sia nell’ispirazione che nella espirazione, segnala sempre un conflitto emozionale irrisolto.

E’ questo il motivo per il quale lo scioglimento del blocco respiratorio (ottenuto ad esempio con la pratica di una intensa e protratta respirazione) farà emergere la carica emozionale che lo sorregge.

Ad un individuo che vive in una condizione ‘contratta’, ‘asfittica’ (‘asfissia’ significa letteralmente arresto o l’impedimento dell’attività respiratoria, dal greco a-sphyxis, cioè mancanza di palpitazione, pulsazione, respirazione!) la vita stessa finisce per apparire grigia, insignificante, ed a volte perfino angosciosamente dolorosa.

Quanto detto ci può far capire, ad esempio, come la inibizione della respirazione sia la radice somatica dell’angoscia e della depressione…

“Se vi chiediamo di rendervi conto della vostra respirazione –afferma Lowen- è solamente per aiutarvi a riuscire a respirare facilmente e liberamente; con naturalezza, senza doverci pensare. Il nostro scopo è di aiutarvi a sentire e a scaricare le tensioni che vi trattengono dal respirare con naturalezza”. ( Op. cit., p.31).



Per arrivare ad una consapevolezza terapeutica e psicologicamente liberatoria è così fondamentale portare alla coscienza la sensazione ‘interna’ del corpo attraverso sia il rilassamento che l’osservazione del respiro; tale sensazione interna ha un valore inestimabile sia nel processo di guarigione fisica che in quello di autorealizzazione spirituale, giacché l’armonizazione e l’intensificazione vitale ci pone nella condizione di poter sublimare l’energia attraverso la meditazione.

Risulta però chiaro a tal punto che andare in profondità entro di sé non può significare agli inizi altro che osservare / percepire le proprie rigidità somatiche ed i propri blocchi nel libero ed armonioso fluire dell’energia vitale.



In conclusione: 1) Noi tendiamo a inibire talune nostre funzioni psicologiche contraendo i muscoli, che spesso rimangono a lungo in tale condizione; 2) le contrazioni molto protratte nel tempo si cronicizzano anche se possono passare persino degli anni prima che compaia fisicamente un ‘sintomo’ come disfunzione o vera e propria malattia; 3) la percezione chiara e distinta delle contrazioni episodiche o croniche ottenuta con la pratica del rilassamento e dell’autosservazione respiratoria ci mette in condizione di avvertire con anticipo il sopravvenire di vere e proprie disfunzioni e malattie sul piano fisico/psichico e di poterle così prevenire e guarire alla radice; 4) ogni conflitto psichico tende tradursi e a manifestarsi anche come disturbo della respirazione; ogni alterazione della sua funzione e del suo ritmo è da collegare a schemi inconsci di repressione della vita emotiva la quale oscilla somaticamente così tra due poli:

-la liberazione emotiva (espressione, catarsi, abreazione) che si correla al libero flusso dell’energia vitale;

-la repressione (inibizione, blocco) che arresta l’energia nell’organismo determinando tensioni psico-somatiche;

-attraverso la pratica meditativa si realizza ‘spiritualmente’ una terza possibilità, la sublimazione, cioè una pratica attraverso la quale l’energia agente sul piano fisico/emozionale ed ivi bloccata viene liberata ed orientata dalla coscienza verso una dimensione spirituale. Quante tensioni energetiche interne sono state ‘sublimate’ dagli uomini nel corso del tempo attraverso la creazione di opere d’arte, la dedizione ad attività altruistiche, la dedizione alla causa della Conoscenza (cioè attraverso gli ideali indicati da Platone del Bello, del Bene e del Vero – o altrimenti detto - attraverso le tre vie hegeliane verso l’Assoluto dell’Arte, della Religione e della Filosofia)?

 

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